Via Zenodoto di Efeso attraversa leisole 23 e 24con il passo tranquillo tipico delle strade residenziali di Casalpalocco. Parte da Via Alessandro Magno e accompagna chi la percorre fino alCentro Commerciale dell’Isola 46e alla scuola di via Agatarco: un tragitto quotidiano fatto di spesa, campanelle (prima o poi la riapriranno la scuola di via Agatarco) e rientri a casa. Ai lati si allineano villette a schiera (tipologia ‘gli archetti’, come definiti in gergo palocchino), e i residenti hanno a disposizione la piscina che si affaccia su via Aristobulo.
Il nome sulla targa appartiene a un uomo che ha dedicato la vita a una missione molto concreta: fare in modo che i versi di Omero arrivassero ai posteri nella forma più fedele possibile.
Chi era Zenodoto di Efeso
Zenodoto nacque a Efeso intorno al 330 a.C. e si formò alla scuola del poeta e studioso Fileta di Cos. Chiamato ad Alessandria d’Egitto alla corte dei Tolomei, divenne il primo direttore della celebre Biblioteca, il più grande archivio di sapere del mondo antico.
Il suo nome è legato a un’impresa che oggi diamo per scontata. Ai suoi tempi l’Iliadee l’Odisseacircolavano in copie diverse tra loro, cresciute in secoli di trasmissione orale e scritta, ciascuna con varianti, aggiunte e versi spuri. Zenodoto confrontò i manoscritti e realizzò la prima edizione critica dei poemi omerici: cercava la lezione più autentica, quella più vicina all’originale.
Per segnalare i versi che riteneva sospetti inventò un segno semplicissimo, un trattino tracciato a margine chiamatoobelo. Il verso restava sulla pagina, e il lettore sapeva che lì lo studioso nutriva un dubbio. È uno dei primi gesti della filologia: custodire un testo con rispetto, dichiarando apertamente le proprie scelte.
Accanto a Omero lavorò sui poemi di Esiodo e compilò un repertorio di parole rare e difficili, un piccolo dizionario per orientarsi nella lingua antica. Inaugurò così la grande scuola alessandrina, da cui sarebbero usciti filologi come Aristofane di Bisanzio e Aristarco di Samotracia.
Zenodoto incarna una forma di amore paziente per le opere: quella di chi si mette al servizio di un testo perché arrivi intatto a chi verrà dopo. Ogni volta che apriamo un’edizione dell’Odisseateniamo in mano, almeno in parte, il frutto del suo lavoro.




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