Maria Teresa Parpagliolo Casalpalocco

Maria Teresa Parpagliolo. La donna che ha disegnato l’anima verde di Casalpalocco

Pasqua e Pasquetta insieme nei parchi e fra gli alberi di Casalpalocco: sapete chi dobbiamo ringraziare?

Questo week end non c’è rubrica. Cinema, libri e teatro si fermano per Pasqua, e va bene così.

A Casalpalocco, Pasqua e Pasquetta hanno un copione che chi abita qui conosce a memoria: il mattino con la famiglia stretta, il pranzo che si allunga, il pomeriggio che appartiene ai bambini. Fuori dalle isole, nei parchi davanti casa, si forma quello che non si può pianificare: la partita di pallone che comincia con quattro ragazzini e finisce con dodici, i genitori che si ritrovano senza essersi dati appuntamento, le chiacchiere in piedi che durano fino a quando il sole radente tra i pini non dice che è ora di rientrare.

Barbecue Casalpalocco

È una delle cose più belle di questo quartiere. E quasi nessuno sa chi dobbiamo ringraziare. Non sarà mica un caso che sia una donna?

Un nome che manca sempre

Tutti conoscono i nomi degli architetti che hanno costruito Casalpalocco. Adalberto Libera, con la sua visione razionalista e mediterranea. Paniconi e Pediconi, autori di alcune delle isole più eleganti. Nomi che compaiono nei libri di storia dell’architettura, nelle tesi di laurea, nelle visite guidate.

C’è però un nome che manca quasi sempre da queste liste, eppure è il nome di chi ha dato al quartiere la sua caratteristica più riconoscibile — quella che lo rende inconfondibile nella mappa di Roma, e che ancora oggi lo rende vivibile nel senso più pieno della parola.

Maria Teresa ParpaglioloShephard.

Parpagliolonon ha costruito case. Ha disegnato alberi. O meglio: ha disegnato il sistema che fa sì che gli alberi non siano ornamento, ma struttura. La strada-parco dall’andamento sinuoso che percorre Casalpalocco come una dorsale verde, le isole avvolte dalla vegetazione, gli ingressi dei condomini pensati come soglie naturali, i giardini privati con le loro essenze studiate — pini, olivi, querce, eucalipti — tutto questo porta la sua firma. Una firma che il tempo ha reso ancora più leggibile, perché gli alberi crescono e i palazzi invecchiano, e a Casalpalocco sono proprio gli alberi ad aver vinto.

Una pioniera autodidatta

Maria Teresa Parpagliolo nasce a Roma nel 1903. Si forma da sola, come facevano molte donne della sua generazione che volevano entrare in campi professionali loro preclusi: osservando, studiando, costruendosi un metodo attraverso l’esperienza diretta. Si avvicina alla progettazione paesaggistica frequentando lo studio dell’architetto inglese Percy Stephen Cane, uno dei maestri del giardino moderno europeo. È una scelta rivelatrice: non la grande architettura, non il cantiere, ma il giardino — uno spazio che all’epoca veniva considerato minore, decorativo, femminile appunto — e che lei trasformerà in un terreno di sperimentazione rigorosa.

Negli anni tra il 1940 e il 1942 dirige l’Ufficio Parchi e Giardini del Comune di Roma. Collabora con Raffaele De Vico e Pietro Porcinai per i parchi dell’EUR. Partecipa al Festival of Britain del 1951 a Londra, esperienza che la apre a un approccio più libero, meno vincolato ai canoni classici. Viene ammessa al British Institute of Landscape Architects — un riconoscimento che in Italia, per una donna, era semplicemente impensabile.

È una delle pochissime donne pioniere della progettazione del paesaggio in Italia e in Europa nella prima metà del Novecento. Eppure la sua storia è rimasta a lungo sepolta sotto quella dei colleghi uomini.

Il quartiere come opera collettiva — e il verde come spina dorsale

Quando tra il 1958 e il 1961 la Società Generale Immobiliare avvia la costruzione di Casalpalocco — un’area di campagna romana brulla e sabbiosa, tra Roma e il mare — l’idea è ambiziosa: non un quartiere residenziale qualunque, ma una città-giardino ispirata ai modelli anglosassoni. Un luogo dove costruito e paesaggio si integrassero fin dall’inizio, nei minimi dettagli.

Parpagliolo riceve l’incarico di progettare il verde. E lo interpreta in modo radicale: non come riempimento degli spazi vuoti tra gli edifici, ma come principio organizzatore dell’intero quartiere. La strada-parco che disegna non è un viale alberato — è un percorso sinuoso e vivo, di larghezza variabile, che respira insieme alle isole che vi si affacciano. Le piantumazioni non decorano: strutturano, proteggono, orientano, danno identità a ogni angolo.

Gli alberi piantati prima ancora che le case fossero costruite — migliaia di pini, eucalipti, querce — oggi hanno dimensioni straordinarie. Sono loro il quartiere, più di qualsiasi facciata.

Il senso femminile della cura

Elena Granata, nel suoIl senso delle donne per la città, scrive che le donne, escluse dalla pianificazione urbanistica, si sono dedicate «alla scala minuta, granulare, del design dell’abitare e della vita quotidiana»: più giardiniere che progettiste, più attente al quotidiano che al monumento. E aggiunge che questa prospettiva, a lungo svalutata come secondaria, è oggi esattamente ciò di cui le città hanno bisogno.

Elena Granata Il senso delle donne per la città

Parpagliolo è la dimostrazione concreta di questa tesi. Il suo lavoro a Casalpalocco non riguarda solo l’estetica — riguarda la qualità della vita. Gli spazi verdi tra le isole, i giardini condominiali, le siepi che separano senza isolare, i percorsi pedonali che attraversano i prati: tutto questo crea le condizioni per una vita all’aperto, per la socialità spontanea, per il gioco dei bambini fuori dalla porta di casa.

Non è decorazione. È urbanistica della cura.

Granata scrive anche che gli spazi verdi tra le case sono spesso gli unici luoghi dove molti adulti possono socializzare in modo informale. Parpagliolo lo sapeva già negli anni Cinquanta. Lo ha saputo prima che diventasse un tema accademico, prima che qualcuno lo chiamasse “bene comune”. Lo ha saputo con il corpo, con lo sguardo, con la pratica.

Quello che rimane

Casalpalocco è cambiato molto in sessant’anni. Alcune isole hanno subito trasformazioni che ne hanno alterato il disegno originale. Ma il verde — quello — è rimasto. Gli eucalipti lungo i canali, i pini che sovrastano la strada-parco, le querce dei giardini condominiali: resistono perché sono stati pensati per durare, piantati con la stessa cura con cui si progetta una struttura portante.

Chi abita qui spesso sa dire con precisione perché sta bene a Casalpalocco. I bambini possono giocare fuori. Si cammina tra gli alberi. C’è silenzio vegetale anche a pochi chilometri dal raccordo. Raramente sa dire che questa qualità ha un nome e una data di nascita.

Si chiama Maria Teresa Parpagliolo Shephard, ed è nata a Roma nel 1903.

Questo week end, mentre i bambini urlano sotto i pini e i genitori si ritrovano senza aversi dato appuntamento, è un buon momento per ricordarlo.

 Gallico, Maria Grazia Turco, Maria Teresa Parpagliolo

Credits:

Maria Grazia Turco, Sonia Gallico MARIA TERESA PARPAGLIOLO SHEPHARD E IL PROGETTO DEL VERDE A CASALPALOCCO (ROMA) MARIA TERESA PARPAGLIOLO SHEPHARD AND THE PROJECT OF THE GARDENS IN CASALPALOCCO DISTRICT (ROME)

https://censimentoarchitetturecontemporanee.cultura.gov.it/scheda-opera?id=3604

Cristina ImbrogliniNon è cosa facile creare con arte un giardino. Maria Teresa Parpagliolo (1903-1974)

MARIA TERESA PARPAGLIOLO SHEPHARD, Le città giardino/Casal Palocco – di Mauro Masullo

Della nascita del Verde di Palocco avevamo già parlato con maggiori dettagli tecniciqui

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